il cameraman e l'assassino

Qualche volta mi sento come Lester Burnham

domenica, maggio 18, 2008

Gomorra - M. Garrone


Non ho idea di cosa ne penseranno altri ma a me è piaciuto. Ovviamente non ho letto il libro ma la mia amica dice: "non era esattamente così, ma non importa... va bene lo stesso". Insomma, un sunto del libro riadattato e interpretato. Diversi episodi rappresentativi della camorra. Due amici spacconi e stupidi, un ragazzino affascinato dalla malavita e poi costretto a fare scelte "antipatiche", l'imprenditore di un'azienda di riciclo rifiuti tossici... ovviamente disonesto, un sarto di abiti d'alta moda... ovviamente falsi (ma molto ben fatti), l'addetto alla consegna denaro per le famiglie della camorra con i parenti i prigione. Buono lo sviluppo degli episodi e la costruzione dello svolgimento, non lineare ma a incastro. Spettacolari la regia e la fotografia. Garrone cita persino Scorsese e Taxi Driver, con la ripresa dall'alto semi circolare di una strage. Niente musica, solo suono e talvolta qualche canzonaccia pop napoletana. Unico difetto, l'eccessivo movimento di camera, tanto eccessivo da creare malessere fisico (la mia amica stava per vomitare... e pure io). Forse una cosa voluta; del resto Garronne gira benissimo, sa quali effetti può dare un movimento così nevrotico e ravvicinato. Molto bravo a imprimere sentimenti di desolazione e paura attraverso le immagini. Abbiamo quasi l'impressione di trovarci in una dimensione a parte. Quasi una fantascienza post-atomica. Da ricordare (peccato quell'eccessivo movineto di camera) la scena in cui i giovani candidati all'ingresso della banda di quartiere vengono sottoposti a una prova di coraggio. Girata in un luogo sotterraneo, una gigantesca caverna oscura dove li vediamo entrare e uscire a turno, in un buio sgranato e sfocato. Il solito splendido Servillo (unico nome di rilievo) e poi caratteristi e attori della strada... almeno questa è stata la mia impressione.

ps. una chicca: nell'episodio dei "ragazzetti" spacconi, in una scena i due giocano a imitare "Scarface". La scena è girata in una villa abbandonata (difficile comunque da intravedere). La villa apparteneva al boss Schavone (sequestrata nel 98), appunto fan di Scarface. La fece costruire come nel film di De Palma.

martedì, aprile 08, 2008

Come lo capisco...

lunedì, aprile 07, 2008

Tutta la vita davanti - P. Virzì


Una volta tanto mi devo sbrodolare per un film italiano... e mi succede di rado... forse solo per i vecchi film di una "vo-l-ta". Vai a vedere un film di Virzì e sai che riderai, amaro, ma riderai. Stavolta ridi poco. Il tema è pesante e risulta pesante, eppure è affrontato con delicatezza e equilibrio. Come sempre nei suoi film. Lo schema sociale è un pò sempre quello, ridotto ai minimi termini in Ferie d'agosto e caterina va in città, la destra e la sinistra, con i suoi piccoli spaccati, ogni parte i pregi e i difetti. Non sappiamo mai chi salvare, se non chi, inconsapevole, ci va di mezzo e di base cerca ben altro. Qui l'argomento è quello del lavoro precario, nella fattispecie della malefica personificazione del "call center". Ovviamente mi ci sono ritrovata. A tratti mi veniva da piangere. La protagonista, una neolaureata in filosofia, dopo vani tentativi di ricerca del lavoro, si ritrova, come tanti, a sbarcare il lunario in un agghiacciante call center, dove ogni giorno, a inizio turno, ci si ritrova costretti a cantare e ballare una terrificante canzoncina motivazionale, diretti da una inquietante assistente di sala (Sabrina Ferilli). Qui abbiamo i due spaccati di società, apparentemente definiti. Da una parte il call center, le ragazze e i ragazzi che ci lavorano, mediamente di basso livello culturale, persone sempliciotte, labili, con poche aspettative per il futuro. Dall'altra i "fichetti" studenti o ex studenti, di alto livello culturale e con lavori "fichetti" come loro. La protagonista si ritrova pesce fuor d'acqua al call center, dove non trova alcun canale di comunicazione se non quello telefonico, dove si rivela essere bravissima, proprio perchè più colta. Eppure non è in grado di giudicare e criticare. Ritrovato temporaneamente il suo "ambiente", inizia a rendersi conto di quanto non sia semplice creare uno stereotipo: lei si vergogna di dire che lavora in un call center, ma gli amici, autori televisivi, si vergognano di ammettere che scrivono i testi del detestabile grande fratello. E' molto umano questo film, anche se alcune cose sono state accentuate a favore della finzione filmica. I personaggi sono ben delineati, la sceneggiatura senza buchi, girato molto bene. Bella persino la fotografia. Interessante l'ambivalenza del messaggio: da un lato l'analisi sociale, dall'altro quella politica e pratica del mondo del lavoro moderno dove sembra essere tornati a tempi precedenti alle lotte operaie, quando i sindacalisti dovevano andare a rompere le palle ai lavoratori per informarli sui loro diritti e spesso venivano ignorati e trattati a maleparole. Mi ha toccato molto e mi ha dato un grande senso di tristezza, forse proprio perchè non è mai patetico, anche se il finale è un pò alla "volemose bene" ma comunque perdonabile. Anche io sto in un call center dove mi sento pesce fuor d'acqua eppure sono brava e mi terrorizza pensare di esserlo. Ti dici che è solo un momento e poi rischi di rimanerci incappato. Ma poi ti disgusta anche quell'ambiente sofisticato, dove magari saresti più a tuo agio e pensi che quelle semplici persone conosciute al call center, quelle che reputi culturalmente inferiori, sono persone più autentiche che magari alle spalle hanno tremende storie di fallimenti. Ma poi non sopporti neanche loro e te ne stai in disparte limitandoti a osservare e a essere gentile. A livello pratico il call center è una oscenità. E' vero, siamo pagati per stare seduti e dire una serie di fregnacce al telefono. Ma a me costa dire quelle fregnacce, ci soffro. Chi non ci è mai passato non sa quali sfregi subisca un lavoratore di questo tipo. A cominciare dalla mancanza di stumenti di lavoro e di informazione per passare all'ignobile tentativo di condizionamento mentale. Parliamo al telefono davanti a uno specchio. Osservati, ascoltati e controllati alle spalle da loschi personaggi (i team leader, persone sfigate come noi operatori, ma con quel fasullo grado in più che li rende temibili), costretti a consegnare i propri risultati a fine giornata e a assistere a veri psicodrammi dal momento che qualcuno viene licenziato... in tronco, e tutto per neanche 400 miseri euro al mese. Nessuna garanzia (neanche per i team leader), nessuna assistenza sanitaria, forse l'assicurazione nel caso il computer esplodesse sotto la scrivania. E' comunque un ottimo spunto di riflessione il film. Peccato che in sala ci fossero solo rappresentanti della buona società del quartiere Trieste, quelli che guardano le cose dall'alto e che non capiranno mai.

ps. dimenticavo, bravissimi e azzeccati gli attori. In particolare "Sabrinona" che con Virzì è uscita e con il quale da il meglio di se, e Micaela Ramazzotti, la sbandata coattona ragazza madre. Sempre splendido Mastandrea.

mercoledì, marzo 19, 2008

Zed a Parigi



Grazie Mario :*

martedì, febbraio 12, 2008

Il weekend di Zed - venerdì e sabato


Ma sì, non ho visto film, così mi è venuta voglia di raccontare il mio weekend. E' però necessaria una premessa... che mi accingo a fare.
Qualcuno ricorderà che ho deciso di chiudere con la chat, visto gli sconsolanti risultati. Circa un mese fa, in una noiosissima serata, dopo avere parlato con U. e avere oltretutto ammesso (detesto dire bugie) che al momento non uscivo con nessuno, mi dico: vabè, entro in chat, sto 5 minuti, tanto di più non reggo. E così faccio. Mi contattano un pò di nomi... roba tipo Maschio87 oppure Belbiondo... Tra i tanti che chiudo senza degnare di risposta, ce n'è uno che cattura la mia attenzione dal momento che usa come nickname il cognome dell'illustre cantante dei radiohead. Il ragazzo si pone bene e gli rispondo. Mi dico: alla prima domanda stupida lo chiudo. La domanda stupida non arriva, non arriva e non arriva, tanto che oso persino dargli il mio messenger (da non credere). Lo vedo in foto... mica male... uè! Insomma scopro che suona in un gruppo cover dei radiohead (non ce ne sono molti), è bassista ma in quel gruppo suona la chitarra... mi sento un tantino inebriata (che culo beccare uno del genere in una chat che è un pozzo nero). Bè vado a sentirlo... ovviamente. Mi accompagnano tutti gli amici più cari (la loro approvazione è importante) ma non vado a salutarlo... troppo casino, troppo insicura, insomma me ne vado. Mi sono sentita scorretta però: io ho visto lui (si ok su un palco che suona... non vaaale) e lui non me. Gli propongo, con fare audace, di andare a cena fuori. Lui vuole provare la cucina giapponese, mi offro di accompagnarlo. E così andiamo. La serata scorre in tranquillità, mangiamo, facciamo un pò di chiacchiere e andiamo a casa (ognuno la sua ehh). Lui ha una bella voce ma se chiudo gli occhi ho l'impressione di avere davanti Ricky Memphis... così questo sarà il suo soprannome d'ora in avanti: Ricky.
Ma torniamo a noi. Dopo quell'uscita penso: mi eliminerà dal messenger. Invece no. Mi dice che il giappo gli è piaciuto cos' tanto che ci vuole tornare: ci andiamo di nuovo? Mi chiede (uao penso io). Gli dico che non ho un soldo. Offro io! Mi dice lui. Caaassspita. Come rifiutare. Passano un paio di settimane ma st'uscita slitta sempre, lui non c'è, non appare, mi dico: è un cazzaro. Poi alla fine invece definiamo e ci mettiamo d'accordo. E veniamo al weekend.
venerdì: mi dico che se uno ti chiede di uscire la seconda volta e spende del denaro per stare con te... come minimo ci vorrà provare? Si? No? Può daaarzi? Uhmm, nell'incertezza penso di mettermi una maglietta scollata visto che la prima volta mi sono presentata intabarrata come una donna mediorientale. Le tette fanno sempre colpo. Ok, maglietta scollata, giacchetta, jeans e converse... perfetto... Trucco? leggero ma impeccabile. Odore? Impeccabile. Vado. Ceniamo, cazzeggiamo e poi andiamo a bere una cosa... e poi a casa... eeehmm, ognuno la sua. Inizio a farmi dei problemi. Ma allora mi vede solo come un'amica? E mi sa di sì. Allora il giapponese non era una scusa... gli interessava veramente solo quello! Ma tutti a me. Bè pazienza, del resto anche io il rapporto l'ho impostato così... ebene sì lui è il mio "amichetttooo"... nel vero senso della parola. Peccato, una volta tanto che ero disposta io a essere "leggera", mi capita raramente. Mica mi ci volevo fidanzare! La sera stessa, su msn, becco il panzone che mi viene dietro e gli chiedo un parere: anche lui era uscito con una (menomale va) e le aveva offerto la cena, spendendo anche meno dell'altro, con il pensiero e quasi la pretesa di avere qualcosa in cambio, ma ottenendo un grosso due di picche. Gli dico che per una cena, pensare di scopare è eccessivo, si accontentasse di una pomiciata. Io neanche quella! Alcuni mi dicono che invece il comportamento di Ricky è normale. Certo che è normale, forse sono io che sono abituata a uscire con ragazzi che hanno la bava alla bocca e che regolarmente rifiuto. Poichè lui la bava alla bocca non ce l'ha... è scattata l'attrazione. Ok, piglio incarto e porto a casa.
Sabato: il mio amico M. (praticamente fratello acquisito) ha contemporaneamente conosciuto un tizio sul myspace, che chiamerò "Fiorellino". M. sta come me, in tribolazione, le farfalle nello stomaco per una cotta virtuale. Per ben 2 volte è andato nell locale frequentato da Fiorellino e per 2 volte non ha avuto il coraggio di farsi avanti. Così lo accompagno io. Facciamo che la terza sia quella buona. M. arriva tardi, io muoio di freddo la fuori a aspettarlo... ehh quello che non si fa per gli amici. Entriamo e ci prendiamo da bere. Dopo un pò arriva Fiorellino... eravamo già lievemente brilli. Io che sono "praticamente perfetta" mi levo di torno e vado a parlare con il delizioso amico di M., un tal Luc, francesino, gay sprecatissimo. Lascio M. a lavorare Fiorellino. Con Luc beviamo e parliamo. Sono quasi ubriaca. Mi presenta con insistenza una lesbica. Ero così alticcia che quasi quasi va a finire che me la rimorchio. Ma penso che sarebbe solo un rimpiazzo per il due di picche della sera prima... e poi io non sono lesbica! Mi sforzo (quasi mi sento in colpa), le faccio presente che sono etero... però era carina. Lei dopo un pò va via. Resto con Luc, lo accompagno a fare giretti del locale in cerca di uno rimorchiato su internet... ma stiamo tutti così? Sono ubriaca, mi struscio con la gente, mi sento persa ma divertita... tanto sono tutti gay. Poi mi accorgo che è tardi, recupero M. che ormai ha un sorrisetto ebete stampato sulla faccia. Saluto anche il famoso Fiorellino, finalmente concretizzato sottoforma di persona in 3D, dopo averne visto tante foto (inviatemi da M.). Usciamo da lì e ci prende la stupidera. Ridiamo come matti, ubriachi e semi isterici, la gente ci vede e ride. Torno a casa e mi gira tutto. Mi rendo conto che 3 persone mi hanno dato della 26 enne... una lesbica forse ci avrebbe provato e che se fosse stato un locale etero molto probabilmente avrei conosciuto più di un ragazzo... Allora non sono tanto male!
Domenica: mi sveglio all'una, ho mal di testa, psso la giornata davanti alla tv come un'ameba...

giovedì, febbraio 07, 2008

American Gangster - Ridley Scott


La storia di Frank Lucas, trafficante di droga afroamericano. Il film è fatto benissimo. Nonostante la durata (2 ore e 1/2 circa), non c'è un momento noioso, non ci sono buchi di sceneggiatura... e se ce ne sono, non me ne sono accorta. Bene sviluppata la trama così come sono bene catatterizzati i personaggi. Il poliziotto (un pò un Serpico), integerrimo, ma dalla vita sregolata. Il gangster, anomalo, crudele quanto basta ma esageratamente impavido e saggio. Per natura, io sto con i personaggi forti, e ovviamente Frank Lucas è il personaggio meglio riuscito. Erede del precedente boss, ha imparato l'arte del mestiere da lui ma anche dai mafiosi italiani (che difficilmente si mettono in affari con i neri). Decide di sfruttare il boom della droga, scatenatosi con la guerra del Vietnam (ma comunque in generale con la moda del periodo) fornendosi direttamente dalla fonte e in prima persona, eliminando intermediari vari. Crea una struttura a conduzione familiare (come nella migliore trdizione mafiosa itaiana). Diventa uno dei più importanti pezzi grossi sull'argomento, mantenendosi una incognita per le forze dell'ordine. Nonostante a volte le immagini vogliano indurci al rifiuto della droga e a maledire gli spacciatori, Frank Lucas non riesce a risultarmi odioso... anzi. Ovviamente tifavo per lui. Tecnicamente la regia è da vero maestro, ma vero. Bravissimi gli attori, buoni i dialoghi. Insomma un film da 10 e lode.

mercoledì, gennaio 16, 2008

Io sono leggenda - Francis Lawrence


Pensate quello che volete, ma io ogni tanto amo andare a verere qualche "americanata". Così, ieri sera sono andata a vedermi Io sono leggenda. Ho pensato che sarebbe stato piacevole un bel filmone action/horror/fantascientifico. Insomma, mi aspettavo il classico polpettone leggero, con molta azione e un eroe di turno, un pò scansonato, sempre pronto a affrontare la situazione con destrezza e lucidità. Invece manco per sogno. Cioè mi spego meglio. La struttura del film è classica: una parte iniziale introduttiva, tanto per farci rendere conto della situazione, flashback a tratti (i sogni del protagonista) per lasciare intuire cosa è successo prima del casino, una fase di svolgimento per approfondire la cosa, e la conclusione. Tutta la prima parte è bellissima, poi pare che lo abbiano dovuto fare finire in fretta e furia. Commovente e delicato il rapporto tra il protagonista e il cane. Mai patetico. Chi ha scritto la sceneggiatura forse ha un cane perchè io mi ci sono ritrovata in pieno. Due le scene più belle. Il percorso in un luogo buio per inseguire il cane con fucile/lampada e la prima aggressione dei "vampiri/zombie". Un'ansia tremenda. Will Smith, bisogna dirlo, si fa praticamente tutto il film da solo col cane e lo regge benissimo. Sono uscita dal cinema un pò impaurita e pure intristita. Peccato il secondo tempo scade un pò.